Privatizzare gli utili e socializzare le perdite – vecchio vizio nostrano

 

 

Pochi ricordano questa affermazione di Ernesto Rossi, critica verso alcune politiche del fascismo. Mi vien da dire che in Italia si cambia il pelo ma non il vizio. Mi pongo una domanda a margine della vicenda tragica di Genova: perché la gestione delle autostrade è privata? Non critico la gestione da parte del Gruppo Benetton che può essere la più oculata e diligente del mondo, ma faccio una considerazione più generale. È facile gestire un’impresa autostradale. I costi del personale sono fissi, le riasfaltature e gli altri interventi di restauro più o meno strutturali si appaltano all’esterno. I ricavi sono in aumento dato l’incremento del traffico. Se poi si è amici dei politici al governo, è ancor più facile ottenere aumenti dei pedaggi.

Leggo della soluzione pensata per Alitalia: la fusione con le ferrovie. Il coniglio viene brillantemente estratto dal cappello e le perdite Alitalia si possono spalmare in un calderone più grande in assenza di una strategia che la compagnia di bandiera non ha mai saputo o potuto darsi.

Altrove vedo esempi diversi. In Svezia ad esempio dal 1994 vale il principio: infrastrutture pubbliche, servizi privati e in concorrenza. I binari della metropolitana di Stoccolma sono pubblici, il servizio di trasporto privato. Idem per le reti telematiche e i servizi pubblici locali.

Qui in campagna elettorale si promettono tante novità, da Berlusconi a Renzi fino all’attuale c.d. “governo del nuovo e dell’onestà”. Certo i tempi non consentono ancora di esprimere giudizi, ma l’assalto ai posti pubblici non è cambiato. Dal controllo della RAI a tutto il resto. Nessuno vuole una RAI che assomigli alla BBC inglese. Se un sindaco viene eletto, già comincia ad avere una marea di cortigiani che fin dalla campagna elettorale se lo vedono vincente cominciano a corteggiarlo e a supportarlo. E le aziende pubbliche locali diventano strumento politico, o come ATAC a Roma, non solo credo con Alemanno, fanno assunzioni a iosa in coincidenza con le elezioni, oppure meno spudoratamente al nord, i posti nei C. d. A. o le presidenze sono un mezzo per sistemare gli amici. Poi abbiamo i servizi che conosciamo. Bus spesso poco confortevoli e vecchi, minore produttività rispetto ad una gestione privata (stipendi maggiori e minori ore di lavoro).

Seguire il principio svedese, infrastrutture soltanto pubbliche, servizi privati, sarebbe una vera novità, rivoluzionaria in Italia. Ma anche il c.d. governo del nuovo non sembra muoversi in questa direzione.

Aldo Mariconda

Venezia

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